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Degenerazione Maculare legata all’eta’ II (seconda parte)

Valutazioni diagnostiche e follow-up

Un concetto fondamentale che molto frequentemente non viene compreso dal paziente affetto da maculopatia neovascolare (nella quasi totalita’ dei casi perché mal spiegato al paziente), è che al momento attuale la maculopatia va considerata una malattia cronica. In altre parole le terapie sono in grado di prevenire il peggioramento visivo e in molti casi anche di migliorarlo, ma molto frequentemente, almeno nei periodi iniziali di trattamento, non si verifica la guarigione completa. I maggiori studi scientifici hanno dato i migliori risultati con trattamenti endovitreali mensili; nella pratica clinica però, salvo casi selezionati, questo schema terapeutico non viene impiegato in considerazione dei rischi oculari e sistemici di una inibizione prolungata del VEGF, delle complicanze legate all’iniezione e dei costi elevati dei farmaci. Per tale motivo viene effettuata una procedura di carico (loading phase) mediante l’esecuzione di tre punture endovitreali nei primi tre mesi e successive rivalutazioni. Nel caso di recidive (evidenziate mediante esame del visus, OCT ed eventuale Fluorangiografia Retinica) si procede ad una ulteriore procedura intravitreale. Questo tipo di trattamento, definito al bisogno (PRN), può consentire risultati sovrapponibili al trattamento mensile esclusivamente se accompagnati a monitoraggi mensili per l’individuazione il più possibile precoce di eventuali recidive. Attualmente questo tipo di trattamento terapeutico e' quello previsto per il farmaco Ranibizumab. L’individuazione tardiva di una recidiva può determinare un decadimento della capacita’ visiva talvolta non reversibile anche con ulteriori terapie. A tale scopo il paziente deve essere opportunamente istruito a recarsi immediatamente dal proprio specialista in caso di peggioramenti del visus o distorsioni evidenti al Test di Amsler. Recentemente e' stato approvato un nuovo farmaco per il trattamento della degenerazione maculare legata all'eta', l'Aflibercept, che e' stato introdotto nella pratca clinica con una modalita' di somministrazione fissa ad intervalli prestabiliti, indipendentemente dall'esito dei controlli OCT e/o fluorangiorafici, con la finalità di rendere meno gravoso per gli operatori sanitari e per i pazienti il monitoraggio della malattia. In certi casi inoltre il farmaco ha dimostrato di essere leggermente più efficace e con effetti di maggiore durata. In linea generale si può affermare che, indipendentemente dal tipo di farmaco utilizzato, sono necessarie in media 7-8 iniezioni intravitreali nel primo anno per ottenere i migliori risultati possibili con un regime terapeutico al bisogno. Attualmente sono in corso studi riguardo algoritmi di trattamento personalizzati (es. Treat and Extend) e l’impiego di nuovi farmaci a durata potenzialmente superiore nel tempo.